INCHIOSTROLIBERO

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Il diario di Inchiostro - News e divagazioni

prova 1
 
Inserito il: 23/02/2009
 
Autore: caludio conti
 
E’ un pomeriggio gelato di fine novembre, è il 1900, siamo a Parigi.
Rue des Beaux-Arts è una strada stretta e dritta a due passi dalla Senna, se ti affacci dai palazzi più alti forse puoi scorgere pure il Louvre, aldilà del fiume.
Al numero 13, dietro ad un portone senza nessuna pretesa, si nasconde un albergo, di quelli economici, un ricovero malandato come tanti altri, così misero da non avere neanche un nome, così anonimo da chiamarsi semplicemente “L’Hotel”.
“L’Hotel” è una striscia di piani stretta e alta, schiacciata tra due grossi palazzoni; una trentina di stanze sporche e arredate con pessimo gusto dove si alternano continuamente pittori senza alcun talento, artisti caduti in disgrazia, bohemien, donne che affittano ad ore e disgraziati d’ogni sorta.
Al terzo piano, stanza 321, immerso nel semibuio della sera, c’è un uomo, è steso sul letto.
Da quella posizione riesce a scorgere a malapena uno spicchio di cielo, è malato, sta morendo di meningite.
Quest’uomo nella sua incredibile vita era stato fin troppe cose; era stato già genio, scrittore sarcastico, anima provocatoria, frequentatore di salotti borghesi e volgari, cinico e caustico, scandaloso e immorale; quest’uomo, capace di tutto ciò, sta morendo nella più misera povertà, abbandonato da tutti, sta morendo, solo, a 46 anni.
Sa bene di morire e decide di farlo alla sua maniera.
Negli ultimi cinque giorni non si muove più dal letto.
L’unica cosa che fa è bere champagne. Non mangia. Non scrive. Non pensa.
Beve champagne.
“Sto morendo” dirà sorseggiando dalla coppa “al di sopra delle mie possibilità”.
(pausa)
In quei tragici momenti, in punto di morte, quel 30 novembre, ha ancora il tempo per un’ultima e mirabolante massima, perfetta, come sempre.
Un aforisma capace di riassumere divinamente la sua visione sarcastica della vita e il suo gusto assoluto per il bello:
(pausa)
“O se ne va quella carta da parati, o me ne vado io”
Questo qui, questo genio, si chiama Oscar Wilde.
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